I nani di corte

Tra i nani della corte del Sultano meritano una menzione particolare il deputato europeo Clemente Mastella  ed il parlamentare italico on.le Dini, soprannominato il rospo per via del gradevole aspetto, i quali hanno avuto il  seggio alle ultime elezioni come premio per aver provocato la caduta del governo Prodi. Di loro mi è piaciuta una  battuta dell’ex-presidente della Repubblica, l’on.le Oscar Luigi Scalfaro, che li ha definito  uccelli che non volano, ma al massimo saltano da un ramo all’altro, dove c’è più da beccare.  Ma si potrebbero definire anche salmoni. Essi infatti nascono politicamente in seno a Forza Italia, uno come ministro del Lavoro, l’altro come ministro del Tesoro. Solo che, avendo Forza Italia perso dopo appena un anno le elezioni, i due passano al centro-sinistra vittorioso. dove entrambi  riescono ancora a beccare un dicastero, l’uno agli Esteri e l’altro alla Giustizia. Infine, come i salmoni, i due sono tornati a morire in Forza Italia, ora Popolo delle Libertà,dove difficilmente però  i due troveranno altro becchime, cioè altri ministeri.

 

               Ma i nani in assoluto sono i ministri Brunetta e Bondi, entrambi provenienti, nella prima repubblica, il primo dal partito socialista ed il secondo dal partito comunista   per conto del quale ricopriva la carica di sindaco di un piccolo paese di provincia. Passati alla corte di Silvio, entrambi vengono promossi, per la devozione al Capo, ministri ma conservano un’inestinguibile e implacabile livore contro gli antichi compagni di partito rimasti fedeli ai vecchi ideali.

              Il primo ha cominciato a menare fendenti contro gli impiegati statali definiti tutti fannulloni e assenteisti, facendo approvare leggi draconiane miranti a stroncare il fenomeno dell’assenteismo, pare con buoni risultati sul piano statistico, dato che le assenze si sarebbero ridotte del 40 per cento.  Solo che queste norme sparano nel mucchio, colpendo malati veri e malati immaginari , dipendenti efficienti e meritevoli e dipendenti fannulloni.  Questi ‘ultimi

non ci rimettono niente perché continuano a fare i fannulloni anche in servizio, mentre i dipendenti laboriosi ma malati ci rimettono lo stipendio, come  è successo a mio figlio che si ò beccato una polmonite dopo l’approvazione  della legge Brunetta.

             Il problema della qualità e dell’efficienza del lavoro nel pubblico impiego non si risolve  riducendo l’assenteismo, che pure è cosa importante, ma motivando i dipendenti e premiando il merito. Ne è prova il fatto che l’efficienza della Pubblica Amministrazione non sembra sia aumentata a seguito  dell’incremento delle presenze in servizio. Eppure il nostro nano è stato considerato  quasi un gigante dall’opinione pubblica e tale si è considerato egli stesso  per una tale pensata, che richiedeva non tanto una mente geniale, quanto un po’ di spregiudicatezza. In altre parole, l’antistatalismo di Brunetta, come l’odio contro gli immigrati per Bossi ,  i discorsi contro le banche per Tremonti, l’insistenza  sulla sicurezza per gli ex di alleanza nazionale, lisciando il pelo all’opinione pubblica, vengono usati come armi  di distrazione di massa per far dimenticare i problemi veri della gente causati dalla crisi.

            Ma il nostro nano non  ce l’ha solo con gli impiegati statali, che poi in maggioranza sono elettori del suo partito (o meglio dell’ex-Alleanza Nazionale, che è la stessa cosa), ma recentemente in un convegno dei suoi  a Cortina ha dato fuori da matto contro le elite di merda di sinistra , inveendo in particolare contro i capi politici e sindacali contrari al governo, nonché gli artisti e gli intellettuali da lui inquadrati nella categoria della sinistra per male – che può annà a morì ammazzata – distinta dalla sinistra per bene, che non si capisce qual è.

            Forse l’unico torto di questi intellettuali di sinistra è stato quello di non aver accettato tra le proprie file un intellettuale così raffinato come il nostro nano anche quando militava a sinistra.

            E che dire dell’altro nano, il Ministro Bondi?  Come Emilio Fede, anche lui non solo è un sincero ammiratore del nostro Silvio , ma ne è anche innamorato.  Pensa quindi con la mente di Silvio ed esegue tutto quanto lui comanda. Benché ha l’aspetto di un  monsignore, a lui si addice più il ruolo del buffone di corte.   

 

 

 

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